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Tag Archives: Italy

As Coronavirus Reappears in Italy, Migrants Become a Target for Politicians

As the summer vacation season draws to a close in Italy, a flare-up of Covid-19 cases is fueling a surge in anti-immigrant sentiment, even though the government says that migrants are just a small part of the problem.

Sicily’s president, Nello Musumeci, ordered the closure of all migrant centers on the island last weekend, saying it was impossible to prevent the spread of the illness at the facilities. And although a court blocked him, saying that he did not have the authority to close them, his order underlined the challenges Italy faces as right-wing politicians seek to rekindle a polarizing debate about immigration in a country hit hard by the pandemic.

In Pozzallo, a town in southern Sicily that has the highest rate of infection among newly arrived migrants, Roberto Ammatuna, the center-left mayor, has found himself trying to balance fears of a coronavirus influx with an obligation to rescue migrants in distress at sea.

“Our citizens need to feel safe and protected, because we are here in the front lines of Europe,” he said in an interview in his office overlooking the turquoise waters of the Mediterranean. “No one wants migrants who are sick with Covid,” but, he said, “we can’t stop rescuing people at sea.”

 
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Posted by on September 8, 2020 in European Union

 

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La scuola d’avanguardia a Rimini che può essere un modello anche oggi

Nel 1945 le condizioni di Rimini sono tragiche: 396 bombardamenti subiti in undici mesi, più di seicento vittime civili, più di quattromila edifici distrutti e tremila gravemente danneggiati, l’82 per cento della città porta i segni delle bombe. Il sindaco Alberto Ciari chiede aiuto al Dono svizzero, un programma internazionale di aiuti. Qualche mese dopo arrivano in città Margherita Zoebeli e Felix Schwarz. Lei ha 33 anni, nel 1936 durante la guerra civile spagnola ha soccorso ed evacuato i bambini da Barcellona verso la Francia, e nel 1944 ha fatto la staffetta partigiana in val d’Ossola. Lui ha 28 anni, è un architetto e ha studiato con il meglio dell’avanguardia europea. Sono due socialisti.

Con i fondi del Dono svizzero progettano un centro sociale – con docce e mense– di cui fa parte anche un giardino d’infanzia (un asilo) per 150 bambini. Trovano uno spazio nel centro della città bombardata, accanto alle rovine dell’anfiteatro, e in pochi mesi creano una struttura di emergenza con tredici grandi baracche di legno.

https://www.internazionale.it/reportage/christian-raimo/2020/08/29/ceis-rimini-scuola

 
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Posted by on August 31, 2020 in European Union

 

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The Unlikely Triumph of Italian Nationhood

In Italy there are seasons — and then there is the season. Summer comes, the country’s woes are set aside, and, to the eternal refrain of “tutti al mare” (“Everyone to the sea”), the exodus to the consoling coast begins. The national debt fades between sea and stars. This year is a little different. Masks dangle from ears in the new insouciant look or are tied around elbows then used for a bump-greeting. Beach chairs are (anti-) socially distanced. With stores operating two-at-a-time limits, the line for focaccia is so long that people read an entire newspaper (and Italians still read them) as they wait. Americans have almost vanished, as have the Russians. Children’s beach chatter revolves around the all-canceling virus, which gives a new edge to games of tag.

https://www.nytimes.com/2020/08/14/opinion/italy-coronavirus.html?auth=link-dismiss-google1tap

 
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Posted by on August 22, 2020 in European Union

 

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Gli effetti collaterali della legge Zan

Pochi giorni fa Alexandria Ocasio-Cortez, deputata democratica al congresso americano e star della sinistra radicale, è stata ingiuriata da un collega repubblicano, Ted Yoho, con epiteti del tipo “disgustosa, pazza, fuori di testa, fottuta puttana”. Storia di ordinaria misoginia, non fosse per il luogo istituzionale dove si è consumata, la scala del Campidoglio, e per la sfacciataggine con cui il nostro si è poi “scusato” in aula, sostenendo che in quanto buon marito e buon padre di famiglia non aveva certo inteso offenderla, e spingendo Ocasio Cortez a pronunciare un memorabile discorso sui discorsi d’odio (hate speech) maschile come fenomeni non incidentali ma strutturali della società americana, sostenuto da un intero e collaudato sistema di potere e di complicità.

Ripreso da tutti i mezzi di informazione anche in Italia, l’episodio ci dice due cose. La prima: a tutte le latitudini la violenza – verbale e non solo verbale – contro le donne, nonché contro gay, lesbiche, transessuali e altri “irregolari”, è un problema culturale sistemico e richiede strategie di contrasto sistematiche. La seconda: a tutte le latitudini l’efficacia della risposta dipende da molti fattori, per primi la forza, la visibilità e l’autorevolezza della vittima di turno o di chi per essa, ovvero della rete di sostegno su cui può contare. Una legge non basta, né a scoraggiare chi la violenza la agisce né a tutelare chi la subisce: ci vuole altro e questo altro, dice da sempre il femminismo che infatti una legge contro la misoginia non l’ha mai chiesta, si chiama pratica politica. Naturalmente, una legge può aiutare: a stigmatizzare la violenza, a punirne l’attore e risarcirne la vittima. Ma non è tutto, e può essere perfino un alibi per non fare l’essenziale, che viene prima e va oltre la legge.

https://www.internazionale.it/opinione/ida-dominijanni/2020/08/03/legge-zan-effetti-collaterali

 
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Posted by on August 3, 2020 in European Union

 

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Italy ‘walking a fine line’ on coronavirus infections

Italy was the first European nation to be engulfed by coronavirus, but as the prospect of another lockdown looms in some of its neighbours, the country has managed to avoid a resurgence of infections. At least so far.

Three experts who spoke to the Guardian put this down to good surveillance and contact-tracing, as well as most of the population diligently following safety rules, with many people wearing face masks outside even though it is not mandatory.

On 4 May, when Italy began easing lockdown restrictions, more than 1,200 new cases were reported in a day. Since 1 July, the daily increase has been relatively static, reaching a high of 306 on 23 July, and falling to 181 on Tuesday. Several coronavirus clusters have emerged across the country, but this has mostly been due to infections imported from abroad.

https://www.theguardian.com/world/2020/jul/29/italy-walking-a-fine-line-on-coronavirus-infections

 
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Posted by on July 30, 2020 in European Union

 

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Energia ad alto rischio

Il gigante di ferro domina la vallata. Il fumo denso esce dalle sue sei torri cilindriche diffondendo nell’aria un odore acre di zolfo. Siamo sul monte Amiata, tra i comuni di Arcidosso e Santa Fiora, nel cuore di una delle due aree della Toscana dove si produce energia geotermica. Bagnore 4, inaugurata nel 2014, è l’ultima di una serie di centrali che estraggono fluido dal sottosuolo per produrre energia. L’impianto, detto a ciclo aperto o “flash”, funziona così: il vapore generato dal fluido prelevato a tremila metri di profondità è convogliato in dei tubi verso lo stabilimento, dove finisce in una turbina collegata a un generatore che converte il calore in energia meccanica. Un alternatore trasforma l’energia meccanica in energia elettrica. Il fumo che esce dalle torri è il residuo gassoso del processo. Bagnore 4 e la gemella Bagnore 3, a poche centinaia di metri di distanza, sono due delle 34 centrali geotermoelettriche della Toscana, tutte controllate dalla Enel Green Power, la società del gruppo Enel che si occupa di fonti rinnovabili.

Quella della geotermia in Toscana è una storia più che centenaria e risale alle ricerche condotte nell’ottocento da Francesco Giacomo Larderel a Montecerboli, in provincia di Pisa. Nel 1818 il giovane ingegnere italo-francese riuscì a valorizzare il fluido geotermico estraendo acido borico dal vapore e producendo boro a scopi industriali. La sua scoperta fu così apprezzata che il granduca Leopoldo II lo ricompensò con il titolo di conte e decise in suo onore di dare all’area il nome di Larderello. Poco meno di cent’anni dopo, nel 1904, il principe Piero Ginori Conti, succeduto a Larderel nella proprietà dell’industria boracifera, riuscì ad accendere cinque lampadine sfruttando il calore del sottosuolo. Da allora la Toscana è diventata il centro della geotermia mondiale, a Larderello e sul monte Amiata, dove la Enel Green Power ha installato nel corso degli anni le sue centrali, per una potenza complessiva di 916 megawatt.

https://www.internazionale.it/reportage/stefano-liberti/2020/07/24/italia-energia-alto-rischio

 
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Posted by on July 29, 2020 in European Union

 

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A che punto è la lotta ai femminicidi in Italia

In tutto il mondo una delle prime cause di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio compiuto spesso da persone conosciute, in particolare mariti, compagni, partner o ex partner. E l’Italia non fa eccezione: l’omicidio è la più grave di una serie di violenze che molte donne subiscono durante la loro esistenza. Secondo l’Istat, nel paese una donna su tre ha subìto qualche forma di violenza nel corso della sua vita, specialmente in famiglia. Questo vuol dire che in Italia poco meno di sette milioni di donne tra i sedici e i settant’anni hanno subìto violenza fisica (20,2 per cento) o sessuale (21 per cento); dalle forme meno gravi come lo strattonamento o la molestia a quelle più gravi come il tentativo di strangolamento o lo stupro (5,4 per cento).

Gli autori delle violenze più gravi sono prevalentemente i partner o gli ex partner (62,7 per cento). Gli sconosciuti invece nella maggior parte dei casi commettono molestie sessuali (76,8 per cento). La violenza di genere è un fenomeno strutturale e diffuso, ma ancora in gran parte sommerso. Sempre secondo l’Istat, solo il 12 per cento delle violenze è denunciato. Anche per questo dal 2017 in Italia è stata istituita una commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio che ha l’obiettivo di studiare quali sono i meccanismi che legittimano e alimentano la violenza sulle donne e di elaborare strategie e politiche per contrastarla. Ancora è difficile, infatti, anche solo raccogliere dati e statistiche sui femminicidi e su tutti i tipi di violenze di genere.

https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2020/07/16/femminicidio-italia-leggi-protezione-donne

 
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Posted by on July 17, 2020 in European Union

 

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Il grande affare del biogas nelle campagne venete

Girando per le campagne intorno a Padova si notano subito: grandi cilindri verdi con cupole bianche. Sono tanti e sono ovunque, circondati da vaste coltivazioni di mais e grano. Sono i segnali più visibili delle centrali che in questi campi producono biogas, cioè gas ottenuti attraverso la degradazione di varie sostanze organiche. Questo processo di degradazione avviene proprio all’interno dei cilindri che costellano le campagne intorno al capoluogo di provincia veneto. In assenza di ossigeno e a temperatura controllata, un gran numero di batteri degrada le sostanze e dà vita al biogas e al digestato, un fertilizzante liquido naturale. Il biogas viene poi trasformato in energia elettrica grazie a un generatore, mentre il digestato è usato come concime nei campi vicini. Costruiti una decina d’anni fa per smaltire i rifiuti degli allevamenti e sovvenzionati in modo sostanzioso con fondi pubblici, molti di questi impianti hanno provocato un vero e proprio stravolgimento agricolo in diverse aree dell’Italia del nord.

“Vendo mais trinciato a due impianti da un megawatt”, spiega un fornitore che preferisce rimanere anonimo. Cinquant’anni, un amore incondizionato per la sua terra, spiega che “parliamo di circa cinquecento tonnellate di mais al giorno”. Per farlo ha bisogno ogni mese di 53 ettari di terreno. Per avere un’idea, si tratta di un’area pari a 74 campi da calcio. “È un business impressionante, che divora terreno agricolo e smaltisce pochissimo letame zootecnico proveniente dagli allevamenti, perché ormai le ‘diete’ delle centrali di biogas sono tutte a base di prodotti vegetali”. Si riferisce all’idea originaria che stava alla base dei finanziamenti statali stanziati nel 2008: dare vita a un circuito virtuoso agricolo capace di smaltire il liquame degli allevamenti intensivi all’interno delle centrali. Non è andata così.

https://www.internazionale.it/reportage/elia-caverzan/2020/07/16/biogas-affare-veneto

 
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Posted by on July 17, 2020 in European Union

 

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Bergamo chiede verità per le morti causate dal coronavirus

È scesa in garage a vedere l’auto che apparteneva al padre e ha trovato i suoi guanti di lana sul cruscotto. Cristina Longhini, 39 anni, farmacista bergamasca, ha gli occhi gonfi di lacrime. Dice di sentirsi ancora nel pieno dell’inverno: “Tutto si è fermato nel momento esatto in cui i nostri familiari si sono ammalati. Nel resto del paese c’è chi pensa alle vacanze, chi agli aperitivi. Giustamente c’è voglia di voltare pagina, noi invece siamo ancora fermi a quel momento”.

I contagi e le morti per l’epidemia di coronavirus stanno diminuendo in Italia e il paese sembra avviato alla cosiddetta fase tre, ma c’è chi deve ancora affrontare un percorso difficile: elaborare una catastrofe che gli ha trasformato la vita. Cosa rimane ora che il peggio sembra passato? La rabbia per quello che si poteva fare, il dolore per la perdita, ma anche una sensazione di confusione e smarrimento. C’è l’esigenza di ricostruire tutti i passaggi che hanno determinato un numero così alto di morti: seimila solo nella provincia di Bergamo, più di 34mila in Italia.

Il 10 giugno 2020 Longhini, insieme a una cinquantina di altri familiari di persone morte a causa del covid-19 nella bergamasca, ha depositato un esposto contro ignoti per accertare le responsabilità di quello che è successo alla sua famiglia e alla sua città. Claudio, suo padre, era in salute, racconta. Aveva 65 anni, era appena andato in pensione dopo una vita passata a fare il rappresentante di gelati in giro per la Lombardia: duecento chilometri al giorno in auto.

https://www.internazionale.it/reportage/annalisa-camilli/2020/06/16/bergamo-inchiesta-morti-coronavirus

 
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Posted by on June 17, 2020 in European Union

 

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Cosa fare con le tracce scomode del nostro passato

Roma è una città fascista. La frase potrebbe suonare come una bestemmia. Probabilmente lo è. Ma il fatto è che nella storia della capitale sono evidenti le tracce del ventennio. Chi abita nella capitale lo sa bene, i fasci littori spuntano stampigliati sui tombini quando meno ce lo aspettiamo, compaiono su un ponte o in alcuni murales. Spesso quando andiamo in una scuola, all’università o in un ufficio postale incappiamo in qualche palazzo d’epoca che presenta segni più o meno occulti del passaggio del regime. Molte delle case in cui abitiamo sono state costruite negli anni trenta e nei cortili di certi palazzi è visibile la grande M di Mussolini.

C’è l’ombra del fascismo anche nei nomi delle strade. A volte ci capita di attraversarne alcune che rimandano a conquiste coloniali o, peggio, abitiamo in vie dedicate a feroci gerarchi. Quel passato di violenza e coercizione insomma è ancora tra noi, vivo nello spazio urbano. È un passato che contamina il presente e che se non viene discusso può provocare danni alle generazioni future.

In occidente il dibattito sui monumenti con un portato storico “pesante” si apre ciclicamente, spesso dopo una qualche azione pubblica. Il dilemma è sempre lo stesso: rimuovere o non rimuovere quelle tracce funeste? Quale azione è più efficace?

https://www.internazionale.it/opinione/igiaba-scego/2020/06/09/tracce-passato-colonialismo-razzismo-fascismo

 
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Posted by on June 12, 2020 in European Union

 

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